V° MEETING DEI GIOVANI VENETI NEL MONDO
Bruxelles, 2 luglio 2010
INTERVENTO DELL’ASSESSORE REGIONALE DEL VENETO
AI FLUSSI MIGRATORI, DANIELE STIVAL
Cari amici veneti,
voglio innanzi tutto esprimervi la mia gioia e la mia emozione per essere qui in questi giorni, insieme a voi, in una assise nella quale sono rappresentate le comunità venete di tutto il mondo, in cui è riunita la gioventù di un popolo che mantiene vive le proprie origini in tutti i continenti del nostro pianeta.
Forse a qualcuno potrà sembrare eccessiva la mia costante sottolineatura in questo intervento all’appartenenza di tutti noi, direttamente o per discendenza, alla medesima terra, ma credo che il valore dell’identità non solo sia il motivo fondante del nostro stare insieme, ma anche il presupposto dal quale generano le nostre iniziative concrete.
L’enfasi che voglio porre sull’essere veneti non è fine a sé stessa, semplicemente auto celebrativa e tantomeno deve essere intesa come atteggiamento di chiusura per tutto ciò che veneto non è. Anzi, è esattamente l’opposto. Io credo che nel nostro confrontarci con una società sempre più globalizzata sia importante presentarsi con il proprio patrimonio identitario. Mettendola sul piano della competitività, aspetto dal quale non possiamo sfuggire, direi con le proprie credenziali. E le credenziali di noi veneti sono proprio nella nostra storia, nelle nostre tradizioni, nella nostra ricchezza culturale, nella nostra attitudine nel fare impresa, nella nostra capacità di accettare le sfide, anche le più difficili, nella nostra creatività. Insomma, nel nostro essere veneti.
Quella di oggi è la mia prima partecipazione ufficiale come assessore regionale ai flussi migratori ad un appuntamento dei Veneti nel Mondo. E mi fa particolarmente piacere che il mio esordio coincida con un meeting dei giovani perché credo siamo tutti d’accordo che è proprio da loro – da voi – che debbano scaturire gli stimoli per le azioni politiche dei veneti all’estero.
Introduco qui una valutazione di carattere generale che ritengo essenziale nel percorso che faremo assieme, un concetto che ho già avuto modo di esprimere in occasione degli incontri che avuto in questi pochi mesi con le delegazioni venete che sono venute a trovarmi: il nostro lavoro nei prossimi mesi e nei prossimi anni deve essere improntato alla massima concretezza. Non possiamo permetterci – e ciò vale ancor più in questa difficilissima fase dell’economia nazionale e internazionale – di sprecare le nostre risorse e anche il nostro tempo.
Le politiche regionali per l’emigrazione, quindi, debbono generare benefici per i veneti nel veneto e per quelli all’estero, per i loro figli, nipoti e pronipoti; la rete di relazioni che è stata creata e che noi cercheremo di implementare, deve produrre ricchezza, anche culturale, ma soprattutto economica. Una rete fatta di scambi di conoscenze e di progetti, finalizzati a dare risposte ai bisogni reali e alle prospettive realistiche di sviluppo, di crescita e di cooperazione.
Chi,se non i giovani, debbono essere i protagonisti, gli artefici di queste politiche? Spetta sicuramente a noi, ma anche a voi, il compito di far sì che in questa rete non rimaniamo noi stessi imbrigliati nell’immobilismo o nell’autoreferenzialità.
Guardate, nessuno ci vieta di cantare “quel mazzolin di fiori” per far festa e per gioire insieme, ma per favore, non limitiamoci a questo! Nessuno ci vieta di ricordare, anche con profondo rispetto e commozione, le vicende talvolta epiche della migrazione veneta, ma non fermiamoci qui!
Il modo più giusto per onorare la memoria di chi ha vissuto il doloroso strappo dalla terra natale per sfuggire alla povertà o per dare alla propria famiglia condizioni di vita dignitose, è quello di mettere a frutto il loro sacrificio, continuando quello che loro hanno iniziato in termini di impegno, di intrapresa, di voglia di migliorarsi. Ecco perché dobbiamo volgere lo sguardo al passato per non dimenticare, ma subito dopo dobbiamo concentrare la nostra attenzione e tensione verso il futuro, per ciò che ancora possiamo fare, confrontandoci con una realtà del tutto diversa rispetto a quella che hanno conosciuto i nostri emigrati dei decenni e dei secoli scorsi, ma comunque sempre nel solco di quella tradizione di orgoglio, di onestà, di forza morale – e non solo morale – che ha contraddistinto la nostra presenza in ogni angolo del pianeta.
Il nuovo presidente della Veneto, Luca Zaia – di cui vi porto il saluto caloroso e sincero -, ha sintetizzato in una semplice ma efficace frase non solo il programma di questa legislatura ma anche il modo di approcciarsi al governo della nostra Regione: “Prima il Veneto”. Tre parole per ribadire l’obiettivo prioritario di curare gli interessi di questa terra e del suo popolo, inteso come insieme di persone che risiedono nel Veneto stesso ma anche altrove. Tre parole che sottendono un modo innovativo, direi persino rivoluzionario - anche se previsto dalla nostra stessa Costituzione Italiana ma purtroppo mai attuato – di gestire il bene pubblico, che si chiama federalismo.
Io ritengo che i benefici che deriveranno da uno stato federale, e di cui molti di voi sono testimoni, avendolo sperimentato e vissuto nei paesi di adozione, si manifesteranno anche nella nostra operatività. E’ vero che dovremo fare i conti con la grave crisi economica che sta producendo effetti pesanti anche sui bilanci degli enti locali e delle Regioni – pertanto sappiate che anche noi saremo chiamati a stringere i cordoni della borsa – ma è altrettanto vero che finalmente potremo attraverso il federalismo, il cui iter di attuazione è inarrestabile, trattenere quelle risorse che noi con il nostro lavoro e le nostre capacità siamo in grado di produrre, e io dico anche di gestire con particolare oculatezza.
“Prima il Veneto” e io aggiungo “prima i Veneti” nel nostro operare. I veneti del nostro associazionismo, delle nostre aggregazioni regionali, provinciali ed estere, a cui la Regione continua a guardare con la consapevolezza che sono loro il motore delle azioni che andremo a produrre. Il Veneto delle nostre associazioni di categoria, che possono trovare nell’ambito dei rapporti con le comunità venete, opportunità straordinarie per migliorare le performance dei propri aderenti e contribuire allo sviluppo di realtà a noi affini. Il Veneto della cultura e della tutela dell’identità, che non potrà mai essere dimenticato.
Insomma, il Veneto dei “Veneti nel Mondo”.

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